venerdì 19 dicembre 2008

buon natale

C'ERA una volta, poco tempo fa, una bambina che abitava a Verona ed aveva più o meno cinque anni, quanti ce ne stanno su una mano. Passava le giornate a giocare, correre e fare casino perché era ancora piccola e i grandi le lasciavano fare un sacco di cose. Sperava di non crescere mai e andava tutti i giorni all'asilo per combinarne una delle sue e immaginava con le altre bambine storie di fate e principi.
Pian piano il tempo passava ed un giorno d'inverno la mamma prese da parte la bimba. La abbracciò forte forte e le disse con tono un po’ triste: sta arrivando il Natale, mi piacerebbe portarti a Trento con il papà perché lì c'è la neve, proprio tanta. Potresti giocare con lo zio e tirare palle di neve al nonno, ma non possiamo andare!
Sopra la macchina si è seduto un omone enorme, grande come una casa, e non vuole più andare via. E’ proprio un tipo strano: ha un naso rosso e rotondo, i capelli dritti ed un buco in una scarpa. Il papà gli ha chiesto di spostarsi in tutti i modi, ha anche provato a offrirgli un caffè, un tè, una brioche e un bignè caramellato ma lui ha detto che si sarebbe mosso solo se una bambina gli avesse cantato una canzone natalizia. Bimba mia, mi sa che devi pensarci tu oppure non andremo più a Trento!

O Tannenbaum, o Tannenbaum,
wie treu sind deine Blätter!
Du grünst nicht nur zur Sommerzeit,
Nein auch im Winter, wenn es schneit.
O Tannenbaum, o Tannenbaum,
wie treu sind deine Blätter!
O Tannenbaum, o Tannenbaum!
Du kannst mir sehr gefallen!
 
Dopo che la bimba ebbe cantato la canzone insieme alla mamma il gigante si alzò piano piano dalla macchina che scricchiolò dappertutto. Il papà si mise le mani nei capelli preoccupato per la sua preziosissima vettura e iniziò a girarci tutt’attorno, controllando le gomme, il motore e le portiere. Per fortuna non c'era nulla di rotto a parte il tetto, che sembrava una specie di cuscino usato, e così mamma, papà e bambina decisero di partire subito per Trento, prima che ci fosse qualche altro contrattempo. Al solito erano già in ritardo, ma stavolta sarebbe stato veramente difficile spiegare al nonno come mai erano ancora a Verona.
Viaggiarono tranquilli fino ad Ala finché ad un certo punto il papà frenò improvvisamente perché in mezzo alla strada c'era qualcosa di grosso e scuro che occupava la corsia. La bambina cercò di osservare meglio e si accorse che era un animale peloso e tutto raggomitolato. La mamma invece nemmeno si accorse dell’ostacolo perché si arrabbiò subito per la brusca frenata e si mise a litigare con il papà, senza provare a capire perché fosse successo.
La bambina si tappò le orecchie un po’ scocciata e scese dalla macchina per capire meglio di che si trattasse. Camminò piano perché era una molto prudente e quando arrivò vicino, a distanza di naso, il gomitolo di pelo prese improvvisamente a muoversi su e giù, si srotolò come una sciarpa e balzò in piedi: era il lupo Giovanni!
Ciao bambina, disse con voce profonda e lupesca, cosa fai così distante da casa? La bambina era senza parole perché il lupo stava a Verona, non ad Ala, ma in fondo lupo Giovanni era famoso per essere un animale molto furbo e intraprendente e doveva avere qualche importante impegno da quelle parti. La bambina ci pensò su e decise di chiedergli aiuto: per favore canta con me una canzone a mamma e papà altrimenti continueranno a litigare tutto il giorno e io non arriverò mai a Trento!

Astro del Ciel, pargol divin,
Mite agnello, Redentor,
Tu che i vati da lungi sognar,
Tu che angeliche voci annunziar,
Luce dona alle menti,
Pace infondi nei cuor.
 
Lupo Giovanni ululò meglio che poté, come se fosse stato davanti ad una luna immensa, e la bambina cantò a squarciagola finché mamma e papà smisero di litigare. Anche i grandi si accorsero dell’animale, lo salutarono tutti assieme e ripresero il viaggio verso Trento.
Curva dopo curva si infilarono tra le montagne con la macchina a forma di cuscino usato finché raggiunsero Rovereto; il viaggio era quasi finito e in giro c’era già un sacco di neve, tanta da fare un pupazzo alto fino al cielo. La bambina non vedeva l’ora di scendere e rototolarcisi assieme allo zio e iniziò a diventare impaziente. C’era poco da fare in una situazione del genere perché il papà alla guida era una lumaca e la bambina decise che la cosa migliore era giocare; in fondo prima o poi sarebbe dovuta diventare grande ed era meglio sfruttare ogni occasione adesso, prima che fosse troppo tardi! Frugò la macchina in ogni pertugio, rovistando tra i sedili e alla fine scovò in fondo ad un borsone la bambola Momi. Era davvero contenta di vederla e la abbracciò forte forte. Ricordava ancora quando si erano incontrate al negozio e avevano deciso di diventare amiche; nessuno le avrebbe mai divise. Anche Momi era felice e si mise a cantare assieme alla bambina.

Dashing through the snow
in a one-horse open sleigh,
over the fields we go, laughing all the way.
Bells on bobtail ring, making spirits bright
What fun it is to ride and sing a sleighing song tonight.
Jingle bells, jingle bells, jingle all the way.
O, what fun it is to ride in a one-horse open sleigh. (x2)

Come per magia, quando il papà sentì la canzone si mise ad accelerare ed in un attimo raggiunsero la loro meta.
 
Era bellissimo perché la neve aveva cambiato tutto rispetto all’estate. Non c’erano più i fiori e l’erba, che erano stati coperti da un manto più alto del più alto bimbo dell’asilo, e anche gli alberi sembravano piccoli senza il tronco che sprofondava nella coltre di zucchero a velo. Il mondo era bianco ed i cumuli di neve così alti che alla bimba sembravano montagne: c’erano picchi, creste, colline tondeggianti e tutti erano soffici come panna montata. La mamma mise alla bambina un enorme berretto in testa del colore del naso del gigante e lei si mise a giocare con lo zio.
Rotolarono lasciando strane impronte dove d’estate c’era il prato e si buttarono con la slitta dai cumuli scendendo giù fino sprofondare completamente; si lanciarono palle di neve e la bambina si fece rincorrere fino a sera. Era stanchissima ma felice.
La mamma la prese in braccio e la portò in camera, le mise il pigiama e le diede un bacio: bisognava andare a letto presto perché il giorno dopo ci sarebbero stati i regali di Natale e quindi era importante far arrivare la mattina il prima possibile.
Buonanotte!

2 commenti:

Anonimo ha detto...

La storia dell'anno prossimo potrebbe essere dedicata ad una nonna - che legge topolino e le riviste di cucina, dove dev'esserci scritto che il giorno di natale c'è il pranzone di nonna paperada - che leggendo quella storia scopre che anche il giorno successivo ci può essere un bel pranzone, più bello di quello di quella nonna che leggendo quella storia ...

Anonimo ha detto...

bella!
magu