lunedì 16 novembre 2009

giocare in serie A


Da piccolo ogni tanto ci fantasticavo sopra: volevo diventare un calciatore.
Immaginavo me e i miei amici con le maglie di Inter, Juve o Milan, a correre sui campi infiniti di Hollie e Benji, a segnare gol mirabolanti e esultare mentre lo stadio ci crollava addosso di gioia. Stavo sul divano, davanti al piatto o in macchina e improvvisamente mi trovavo catapultato dentro il gioco: era spesso il 90', io a dare la palla a te, che poi mi vedevi scattare in fascia, fintavi il passaggio e lanciavi lui, pronto a entrare in area. Finiva sempre minimo con una rovesciata e poi festeggiavamo il gol nei modi più assurdi, accatastati l'uno sull'altro accanto alla porta avversaria. Nel mio sogno non c'era posto per i soldi, il gossip, le veline e i mille tatuaggi in un centimetro quadro; semplicemente giocavamo a calcio tutto il giorno e eravamo stracontenti.
Poi le cose sono andate in modo leggermente diverso e, oltre a rimanere un talento calcisticamente incompreso (;P), ho pensato di cercare di diventare altro.
Da quando tentavo il record di palleggi nel piazzale (tuttora inferiore a venti se non ricordo male :D) la mia squadra del cuore ha vinto così tanti scudetti che fatico a tenere il conto, ma l'ha fatto senza di me. Non credo dovrei lamentarmi della situazione visto che io non ho mai neppure provato a diventare l'ala sinistra dell'Inter e ho una lunghissima serie di motivi per non averlo fatto (primo tra tutti il mio famoso piede a banana ;D) che non c'entrano nulla con questo post.
In questa pagina infatti, anche se finora non se ne è ancora fatto accenno, si parla di lavoro e non di sogni infranti.
Tra qualche settimana partirò per Boston amici, per andare a lavorare al MIT, un'università tra le migliori al mondo, e mi sento come un giocatore del Trento (campionato interregionale) a cui han proposto di stare un mese a S.Siro, come se quando ero piccolo all'oratorio fosse arrivato un osservatore dell'Inter, e mi avesse detto di andare a fare un giro a Milano.
Farò più o meno quel che faccio a Trento: brevetti, spin off, contratti di ricerca; magari mi chiederanno di adattarmi un poco, come quando ti dicono di fare il terzino anzichè l'ala, ma rimani sempre sulla fascia. Il trasferimento tecnologico, come il calcio, ha le stesse regole ovunque ma lì mi passeranno gran assist e si aspetteranno cross telecomandati. Niente palle in tribuna a gogo come allo stadio Briamasco lungo Adige.
Quel che normalmente accade in questi casi è che il calciatore di turno si alleni con gli altri, sudi, faccia gruppo, ma poi non scenda in campo. In fondo è lì da pochi giorni, viene dall'interregionale, se ne andrà dopo poco e nessuno si aspetta grandi cose. E' lì per un gemellaggio, se fa due belle battute, sorride e rimane pseudoinvisibile va bene così.
Penso per me sarà lo stesso al MIT, non avranno nemmeno il tempo di spiegarmi cosa stanno facendo, ma sarebbe bello scoprire che posso giocare nell'Inter; in fondo non ho mai provato a farlo e il pallone è lo stesso: tondo e bellissimo. Probabilmente sarà un'esperienza di vita, un modo per capire come vivano di là dell'oceano e credo di conoscermi abbastanza per dire che vorrò tornare tra le mie montagne, ma sarebbe un sogno scoprire che riesco a stare in campo con loro, che me la passerebbero e che potremmo gioire insieme dopo il gol.

6 commenti:

Irene Apieceofpeace ha detto...

Lino, ti auguro tutto il bene possibile per questa bella occasione che meritatamente ti ha accolto...

Anonimo ha detto...

Bel post... mi piace quest'alone trasognato.. in bocca al lupo!

Laura

Unknown ha detto...

una cosa in comune tra me e te è che facciamo sempre paragoni con il calcio! Amche a me piace tantissimo, trovo spieghi molto bene alcune situazioni, come questa che hai descritto.
L'unica cosa che posso dirti è di non aver paura, buttati, non segnerai il rigore al 90, ma chi se ne frega, anche un disimpegno a centrocampo e avrai lasciato il segno! ;) inboccalupo

Linus ha detto...

ecco, il problema è che tendo a dribblare di natura ;)
comunque gran metafora della vita il calcio... il giorno in cui smetterò di non accontentarmi e di mirare al 7 con le ragazze e a passarla di piatto sarà tutta un'altra cosa.

MatTone ha detto...

Concordo: la cosa più probabile è che aggiungerai il tuo sudore a quello degli altri e basta, ma l'importante è andare convinti che se solo un pallone ti capita appena fuori area, tu avrai pronto il tuo piede a banana per tirare a piena potenza in porta, e dove va va!
Se poi l'occasione non si presenta, siamo contenti di giocare anche al Pian, no? :-D
Ah, Lino... non dribblare, ti prego!
;-)

Anonimo ha detto...

bello! divertiti a Boston!
magu