venerdì 6 novembre 2009

Train-wandering: c'è un certo grado di follia in quel che leggerete


Andata
Andare in missione per Unitn mi fa sempre sentire un po' pendolare, emigrante seriale di piccolo cabotaggio.
Alzarsi la mattina quand'è ancora buio e pieno di fantasmi, guidare con le strade deserte, passare ore tra treni sporchi e metropolitane affollate è salutare ogni tanto, perché alla lunga fare ogni mattina gli stessi tratti, vedere le stesse facce, fare la stessa colazione dicendo "il solito" mi fa sentire fermo. Cosa che sono al di là dello spostarsi fisicamente, ma viaggiare ha quantomeno un certo effetto placebo.
Oggi scendo da Trento a Milano per imparare a usare un database brevettuale, l'ennesimo. Questo promette meraviglie, a me basterebbe facesse un buon caffè al mattino ;)
Ormai a forza di girare da un posto all'altro tra riunioni e conferenze quando arriva un invito la prima domanda spontanea è chiedere chi ci sia, perché alla fine siamo sempre gli stessi con una bella serie di cappelli adatti ad ogni occasione. Questa è una bella cosa e mi fa sentire almeno un po' in gita, in giro per trovare degli amici. Oggi si chiamano Chiara e Sara.
Chiara è l'organizzatrice del corso, anzi l'Organizzatrice direi. Secondo me probabilmente ha avuto due alternative nella vita: imbastire eventi oppure fare la maestra d'asilo. Purtroppo ha scelto male; i bambini sono fantastici!
Sara invece fa parte della banda del corso TT di Milano. Siamo stati tutti assieme per sole due settimane ma mi sono davvero affezionato a tutti; sono persone speciali, hanno luce negli occhi e reggono bene il Nero d'Avola. Lavorare a qualcosa assieme sarebbe davvero un sogno perché sanno spingere a tutta e ognuno di loro ha una peculiarità importante; mi illudo che potremmo davvero cambiare qualcosa. Sara poi mi ricorda Boston. Si, perché il corso TT prevede anche degli stage all'estero e entrambi abbiamo scelto di saltare l'oceano all'inizio dell'anno prossimo. Pare ci sfioreremo solo per alcuni giorni: io in partenza e lei in arrivo nella città americana più europea che ci sia.
Sono stato fortunato e al binario ho incontrato Alessandro, ottuso dal sonno e vigolano quanto me; anche lui pellegrino verso Milano ma con un nobile scopo: consegnare la tesi e togliersi dall'infernale ingranaggio dell'università. Che bei ricordi. Notti insonni a scrivere capitoli di un libro che nessuno avrebbe mai letto (a chi potrebbe fregare di come l'Irlanda dei pastori sia diventata un paese di speranze in dieci anni?), gli ultimi pranzi in mensa ad assaporare i budini alla vaniglia, il lento saluto alla biblioteca dove avevo passato centinaia di giornate e poi il botto finale: una festa che al di là del litro di prosecco ingoiato d'un fiato avrei dovuto capire meglio. Tanti messaggi ho avuto quel giorno, importanti, e la mia assoluta incapacità di accettarli e elaborarci sopra mi è costata troppo.
La preparazione della missione di un giorno, come quella di oggi, normalmente per me consiste nel prendere dall'armadio una busta trasparente, stampare le info dell'evento e cacciarle nella suddetta, credere nelle innumerevoli possibilità di TrenItalia per venirne puntualmente disilluso e poi capire come dalla stazione raggiungerò il posto della riunione. Stavolta sono stato incosciente e ho completamente saltato la pianificazione dell'ultimo tratto: ho un indirizzo e cercherò di arrivarci per il primo coffe break. Si, perché stavolta sono praticamente partito già in ritardo visto che arrivare alle nove a Milano da Trento senza rovinare il sonno a galli e galline è impossibile; lascerò che siano altri i valorosi a dare il via alla giostra e scontrarsi per le principesse sulla balconata. Io su quel versante come molti di voi avranno ormai capito ho chiuso. Sfidatemi se volete, lanciatemi guanti e minacciate singolar tenzone, io piegherò il ginocchio.

Vado a cambiare, quantomeno il treno.


E ritorno
Tornare a casa (Vigolo) da una piccola cittadella alpestre distinta e compassata (Trento) è completamente diverso da tornare a casa (sempre Vigolo) da una metropoli brulicante e vitale (Milano).
A Trento quando esco d'ufficio in centro normalmente mi concedo 400 passi senza pensare a nulla, per scaricare l'adrenalina della giornata: la sera immerge il giro al sass in un'atmosfera più ovattata che mai e le tensioni si sciolgono da sole, mentre i negozi abbassano le serrande e la luna si arrampica sulle montagne.
A Milano invece è l'opposto. Si esce dall'ufficio per prendere una boccata di smog e poi buttarsi sottoterra in metropolitana, pronti a sgomitare come nelle prove di sgombro di uno stadio. Non ci sono abituato e arrivo al match scarico di nervi, pronto a finire a terra al primo pugno. Socchiudo gli occhi, per mettere bene a fuoco i particolari della scena, ma tutto cambia troppo velocemente, soprattutto i personaggi della storia, che si accalcano intrecciandosi tra le linee colorate che distinguono i tunnel. Per fortuna non sono solo e Claudio, che prima di diventare un mio collega in questo caos c'è rimasto quattro anni, cammina sicuro e tranquillo; mi basta mettere a fuoco lui per arrivare a destinazione e lascio perdere tutto il resto.
A Trento ci sono nato e riconosco ogni vicolo che imbocco. Grazie alla mia pessima abitudine di tenere sempre lo sguardo a terra ricordo persino la posizione di alcuni fossili sul marmo dei marciapiedi. Sono rimasti incastrati nella roccia qualche milione di anni fa e ora la gente ci passa sopra con puntuti tacchi a stiletto; magari tra qualche era succederà anche a me quel che accade ai conchiglioni e spero di avere comunque un'espressione sorridente, di quelle che ti fanno intuire un bel dito medio alzato però. Mi muovo tra la gente, ma per modo di dire: nessuno ha bisogno di avvicinarsi troppo all'altro per farsi strada, non sei mai costretto a sfiorarti se non vuoi; e questo non penso sia un pregio.
A Milano la fase successiva del ritorno, dopo il labirinto del metrò, è il treno. Lì Claudio mi lascia, perché abbiamo prenotato in carrozze diverse, mi spiace ma forse è meglio così perché ormai è buio e ho voglia di tirar giù la serranda, come i negozi di Trento. Osservo una bella ragazza di fronte a me, lontana nella sua musica dell'ipod, poi il mio cellulare bussa. E' un messaggio di Claudio, incastrato ad un vagone di distanza da una conversatrice compulsiva: ci siamo salutati da cinque minuti e lui non ce la fa già più. Penso che forse dovrebbe lavorare sulla sua capacità di sopportazione ma poi sorrido e ricordo la mia: probabilmente avrei già tirato fuori delle cuffie, un p.c., persino una lista della spesa per sfuggire ad un interlocutore che non mi va. La ragazza di fronte a me piega la testa abbandonandosi al sonno e mi tira un calcio mentre si accoccola sul finestrino con aria sognante. Apre gli occhi. Sorride e mi guarda a chiedere scusa. E' proprio bella ma poi un pensiero brutto le riempie di colpo lo sguardo e lei cerca di perdersi nel buio oltre il vetro. Prende l'ipod e cerca una canzone diversa, poi inizia a mordicchiarsi le dita mentre si incastra tra il tavolino e la sua poltrona, piazzando le ginocchia tra lei e il mondo. Alla fine la stanchezza la porta via e io spero si svegli per tempo. Il treno porta molto lontano.

A Trento queste cose non succedono, non ti sfiori con le persone perché non sei costretto, e accorgendomene capisco sempre meno dove preferirei stare.

8 commenti:

Francesca ha detto...

Stile metropolitano, molto diverso dal solito, ma forse è il soggetto che lo impone. Alcuni passaggi mi piacciono molto altri spezzano un po' il testo.

Il mondo trema volentieri se è perché hai "ripreso dita e schermo"
BENTORNATO

Linus ha detto...

yep, credo di capire cosa intendi con "spezzano il testo", ma quando scrivo faccio fatica ad accorgermene. Non riesco a essere sensibile a quello almeno per ora.
Effettivamente inizio a vedere che le ditate sullo schermo abbondano ma sono impaziente di avere un adesivo da te.

MatTone ha detto...

bene, non è asteria ma mi sono divertito
in questo caso mi diverte di più lo stile che il contenuto
ma quel che conta è regalare qualche minuto, no?

Anonimo ha detto...

bentornato
magu

Unknown ha detto...

Bello tutto il post, ma ho amato molto la descrizione che hai fatto della ragazza alla fine...scrivi ancora! :)

Linus ha detto...

grazie wOnderlast, non so se il fantasy sia il tuo genere ma il nuovo post è uscito così ;)
Anch'io sto attendendo da settimane un nuovo post e non venirmi a parlare di notti insonni da postdocchite :)

Linus ha detto...

sempre @WL: ho riletto la descrizione della ragazza, effettivamente gli atteggiamenti si somigliano molto

MatTone ha detto...

anche la foto rende: il caschetto dorato ispira... se aveva anche gli occhi azzurri e il nasino in su, allora sei un pirla!