Tra i momenti di questo viaggio in cui Paperemma sentiva di dover dare il suo apporto c'era quello della cena.
Puntualmente dopo le sette di sera il suo compagno di viaggio sembrava ciondolare e spegnersi sempre più, come un moccolo di candela al vento. Iniziava a osservare la città dalla finestra dell'ufficio, si scompigliava i capelli, sbuffava e finalmente si decideva a chiudere il portatile, mettere la giacca ed uscire in cerca di cibo.
Avete presente un cane da caccia, di quelli infallibili con le orecchie lunghe? Ecco, tutt'altra cosa direi.
La nostra papera da viaggio doveva assistere a scene penose, in cui il suo accompagnatore risaliva vie e viuzze, in cerca di qualche insegna evocativa con scritto food, restaurant o dinner. Di solito a quel punto il suo assistito si fermava, consultava il menù esposto socchiudendo gli occhi per leggere meglio il prezzo, e decideva se entrare o meno.
La prima sera era stato terribile: ristorante indiano. Piccante da morire.
La seconda surreale: ristorante italiano. All'estero direte voi? Era davvero disperato, chiedere alla papera.
La terza sublime: "Blonde restaurant", molto indeciso se fosse inglese o francese. Ma il filetto di salmone era stato una gioia per la gola.
In questa giostra quotidiana quale poteva essere il ruolo di Emma? Naturalmente il suo imponente becco era ben cucito come sempre e sarebbe davvero stato difficile persino risucchiare uno spaghetto del ristorante italiano.
Al solito quindi, purtroppo poco poteva fare altro se non disperarsi e puntare ogni sera il becco verso ristoranti prelibati che il suo compagno di viaggio sembrava nemmeno vedere mentre ci passava accanto. Uno, due, tre ogni sera, come se nemmeno ci fossero.
Alla fine purtroppo il risutlato era sempre lo stesso: arrivavano a casa entrambi stremati. Lui per la difficilissima ricerca di ristoranti, lei per l'impossibile compito di farglieli notare.
mercoledì 3 settembre 2008
Paperemma la papera da viaggio (4)
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