Matthew uscì dalla tenda di Eva senza salutare, cupo in volto. Diede uno sguardo ai due barbari che erano stati messi a guardia della porta, chiuse bene il mantello con una spilla molto più vecchia di qualunque altro oggetto fosse nell'accampamento e iniziò a camminare verso la tenda di Kailos. La giornata era ancora lunga ed era meglio non lasciare che fosse solo il nemico a muovere sulla scacchiera: la partita ormai volgeva al termine e non restavano molti pezzi in grado di assumere una posizione decisiva.
Al centro dell'accampamento si apriva il grande spiazzo in cui la sera precedente si era svolta la riunione del consiglio; tutt'attorno si ergevano le tende dei saggi che rappresentavano le varie tribù e c'era sempre un gran via vai di legati da una parte all'altra, in cerca di consenso per questa o quella linea politica nelle riunioni serali.
Kailos invece preferiva che la sua dimora venisse sempre preparata ai margini dell'accampamento, forse perchè non riteneva utile investire tempo in quella sfinente opera di cucitura dei rapporti, e Matthew impiegò qualche minuto a raggiungerlo muovendosi attraverso la diffidenza dei barbari che incontrava.
Non c'erano soldati davanti alla tenda e un pennacchio di fumo rivelava che all'interno era stato acceso un bel fuoco.
Qualche idea su come risolvere la situazione? Chiese Matthew entrando.
Kailos strabuzzò gli occhi e scoppiò in una risata scomposta.
Mi scuso, rispose dopo aver ripreso il controllo, forse sconto l'inesperienza legata alle centinaia d'anni d'età che ci dividono, ma non colgo quale sia il mio problema. Ci accingiamo a sconfiggere il nemico secolare e l'erede al trono del nostro avversario è in mano nostra; dammi una sola ragione per perdere del tempo ad ascoltarti oppure vattene.
venerdì 26 settembre 2008
Schegge di stella (78)
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