mercoledì 12 novembre 2008

Schegge di stella (92)

Alan si avvicinò silenzioso come un gatto, ma purtroppo la cassa era chiusa da un pesante lucchetto, lui non era uno scassinatore e la poca luce che filtrava dalla tenda non era d’aiuto per capire come funzionasse il meccanismo. Il cacciatore fece un cenno e anche Matthew si accostò al grande baule per provare a spostarlo assieme a lui; dopo alcuni tentativi che non furono sufficienti nemmeno ad alzarlo da terra rinunciarono e Alan guardò il fatato con occhi scoraggiati. Evidentemente il forziere era stato riempito appositamente di pietre perché non potesse essere rimosso senza aprire la serratura.
In quella situazione non avevano scelta ma in fondo la cosa non dispiaceva a Matthew che aveva odiato Arus a pelle, fin dal loro primo incontro nella sala del consiglio di Arkon. Il cacciatore al contrario era molto preoccupato perché da quel momento in poi i rischi sarebbero diventati ancora maggiori e la situazione molto più difficile da gestire.
Si avvicinarono al legato trattenendo il respiro ed il fatato gli appoggiò un coltello alla gola mentre gli tappava la bocca con la mano. Arus si svegliò di soprassalto ma Alan gli impedì di alzarsi, bloccandogli anche le spalle; la sensazione del metallo sulla pelle fece il resto ed il legato rimase immobile, conscio della situazione di grave pericolo in cui versava. Passarono secondi interminabili e poi Matthew prese a bisbigliare: la chiave del forziere, parla se vuoi salva la vita. In qualche modo la volontà del legato tentò di contrastare l’aura di verità di Matthew ma come sempre la forza della magia prese il sopravvento e per la prima volta dopo molto tempo Arus, contrariamente alle sue abitudini, non poté fare a meno di essere pienamente sincero.
La chiave non era lì; sarebbe stato troppo rischioso tenerla assieme alla pietra e bisognava andarla a prendere in un’altra tenda che fungeva da magazzino, un posto insospettabile per un oggetto prezioso ma che sarebbe passato inosservato a tutti. Alan e Matthew confabularono rapidamente e decisero che il fatato si sarebbe allontanato per recuperare la chiave mentre Alan avrebbe tenuto sotto controllo Arus. Matthew scomparve attraverso lo squarcio nella parete e il cacciatore rimase solo con il legato.
Perché stai con quella creatura inumana, sibilò improvvisamente Arus. Era stato scacciato da Arkon molto tempo fa per dei buoni motivi, continuò, come ti ha convinto ad aiutarlo?
Alan si era aspettato un tentativo del genere e sorrise mentre gli teneva la spada puntata addosso. Per tua informazione, rispose, ho avuto uno scontro con l’Elfo Nero e quindi so a che genere di oscuro mostro ti accompagni tu. E’ inutile che tenti di confondermi.
Il legato socchiuse gli occhi e assunse un’espressione tagliente, accentuata dal suo naso adunco. Sei così sicuro che io sia un servo dell’Elfo Nero? Sappi che l’Ordine della Spada esiste da ben prima del suo arrivo ad Arkon e persegue scopi di cui non sei a conoscenza, ma che potresti anche condividere. Il cacciatore si spazientì e lo interruppe bruscamente: se per colpa del tuo vociare qualche guardia entrerà a controllare sappi che per prima cosa prenderò la tua vita. Ti conviene rimanere in silenzio.
E sia, lo incalzò comunque Arus, ma non credo che Matthew, l’ex reuccio di Arkon o gli anziani dei barbari abbiano da proporre una reale soluzione alla lotta secolare tra le genti di quest’isola: la mia congrega invece è a un passo dal riuscirvi e dal creare un nuovo ordine comune. Ne hai già le prove, sai che come io sto portando avanti un piano qui così i miei compagni lo stanno facendo presso le orde barbare. Sta a te decidere quale futuro ci attende.
La mano di Alan era ferma, ma il suo cuore era stato colpito dalle parole melliflue di Arus. Forse anche la libertà poteva essere un buon prezzo per avere la pace. Alle vedove e agli orfani importa poco di essere padroni del proprio destino se non possono condividerlo con un marito e un padre.

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