Matthew scomparve rapido nel mastio della fortezza mentre Alan ed Eva furono scortati ad attendere altrove il ritorno del loro amico.
Vennero chiusi in una piccola cella in cima ad un torrione ma ad Alan la cosa non dispiacque, perché dalla feritoia poteva osservare la Barca Alata più da vicino. Eva invece sembrava scocciata e piccata dal trattamento subito; nonostante avesse scelto di vivere da avventuriera era pur sempre stata la principessa di Arkon e nessuno aveva mai osato chiuderla in gabbia.
Il cacciatore non fece troppo caso allo stato d’animo della sua amica, lasciò che ritrovasse da sola la calma e si concentrò sul prodigio che ormeggiava a pochi passi da lui.
Era una vera e propria nave delle dimensioni di un peschereccio e beccheggiava lentamente in aria come se si trovasse tra le onde. Le sue vele erano fatte d’ombra scura e impalpabile, quasi trasparente; una tempesta le avrebbe sicuramente strappate e sembrava impossibile potessero anche solo costringere una lieve brezza ribelle a sospingere la nave. Lo scafo era di legno, come per qualsiasi altra imbarcazione, ma sembrava cresciuto spontaneamente prendendo la forma della barca, senza che alcun artigiano l’avesse tagliato, piallato e piegato ad un progetto diverso da quello originario; le sartie infine erano d’edera viva e tessevano una ragnatela verde ed armoniosa tra gli alberi ed il ponte. Alan osservò la Barca Alata a lungo ma a bordo non pareva esserci nessun movimento anche se una nave del genere necessitava sicuramente di molti marinai.
“Credi dovremo attendere molto?” Chiese Eva.
“Pessima domanda per una riunione tra fatati”, rispose subito una vocina stridula di bambino, “hanno più tempo da occupare di quanto possiate immaginare”; Il cacciatore e la mezzelfa rimasero di sasso e videro due piccole orecchie a punta spuntare dalla feritoia. Pian piano alle orecchie si aggiunse un viso affilato e poi un corpicino da bambino che riuscì ad infilarsi con qualche difficoltà nella stanza.
“Consentitemi di presentarmi”, disse il nuovo arrivato togliendosi della polvere da dei pantaloni arancio, “il mio nome è Simki, sono un folletto dei tetti”.
Alan era senza parole; non si trattava certo di una creatura pericolosa ma la situazione era surreale. I fatati iniziavano a diventare troppi nella sua vita, più degli umani.
Eva da buona politica riuscì a riacquistare lucidità molto in fretta, squadrò la creatura dall’alto in basso soffermandosi sulle babbucce che portava ai piedi e chiese: “scusa la mia ignoranza, ma cosa intendi con folletto dei tetti?”
“Vivo sopra le case”, rispose con naturalezza Simki sedendo in un angolo. “E’ una posizione privilegiata perché si vedono e capiscono un sacco di cose guardando ciò che accade dall’alto; sono una persona importante tra i fatati, godo di grande considerazione perché conosco il mondo degli uomini”.
“Sei arrivato qui a bordo della Barca Alata?” Chiese Alan sorridendo.
“Si, per il momento alloggio lì”, rispose Simki con noncuranza guardando il muro, “ma non so se mi fermerò ancora; Falcoscuro è sempre stato troppo noioso per i miei gusti”.
“Quindi conosci Matthew?” chiesero all’unisono il cacciatore e la mezzelfa.
“Per un periodo è stato qualcosa di simile ad un mio scudiero”, disse il folletto dei tetti contento di aver attirato l’attenzione.
Era abbastanza evidente perché quella creatura non potesse andare d’accordo con chi porti sempre con sé un’aura di sincerità ma Alan pensò che fare due chiacchiere fosse comunque utile.
“E quale sarebbe il tuo ruolo sulla Barca Alata?”, chiese il cacciatore.
“Sono un consigliere”, rispose impettito Simki. “La Signora conta su di me per i suoi affari con il mondo degli uomini”.
Ad un tratto dal corridoio sopraggiunsero passi pesanti e il folletto dei tetti scattò in piedi. “Vorrete scusarmi ora, spero che avremo altre occasioni di parlare più avanti”. Simki si profuse in un plateale inchino e infilo in tutta fretta la feritoia per cui era entrato.
“Che ne pensi?” chiese Alan ad Eva.
“Penso venga davvero dalla Barca Alata”, rispose la mezzelfa, “e credo conosca davvero Matthew, ma il resto suonava un po’ strano”.
Il cacciatore fece un cenno d’assenso e la porta si aprì.
lunedì 9 febbraio 2009
In viaggio verso il sole (18)
Pubblicato da
Linus
alle
08:39
Etichette: In viaggio verso il sole
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4 commenti:
Questo pischello che si permette di parlare così di Matthew dovrebbe essere messo in riga al più presto, dico io!
a me per ora è simpatico. potrebbe assumere un ruolo importante nella storia, (come Kender?)
magu
citazione dotta ;)
Potrebbe... ma è meglio per lui se evita: finirebbe in massacro.
Sgrunt!
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