lunedì 26 gennaio 2009

In viaggio verso il sole (10)

La città dove avrebbero sostato era Altea, antica capitale di un vasto regno guerriero, da cui però il Disgregamento l’aveva divisa secoli addietro; di gloria e grandezza ormai rimaneva solo un decadente crepuscolo, evidente nei minareti diroccati della fortezza che dominava la vallata.
Altea si appoggiava allo scosceso crinale di una montagna; era una città in salita, o come preferivano dire i suoi abitanti, in discesa. In entrambe le prospettive la situazione offriva grandi vantaggi in tempi di guerra, perché costringeva gli aggressori a sfiancarsi in una estenuante corsa verso l’alto, ma anche un evidente svantaggio in tempi di pace: consegnare della merce in giornata dal fondo della valle alla fortezza era diventato una vera e propria professione.
Matthew compì un’ampia virata nel cielo guidando la carovana nell’atterraggio; poi, improvvisamente, il fatato bloccò il suo fedele grifone che rimase a galleggiare sulla corrente mentre gli altri proseguirono la discesa.
Sotto di lui era ormeggiata la leggendaria Nave volante; Sheanna, la signora di Boscoscuro di Tule era ad Altea.
Il mezzelfo sospirò profondamente, accarezzò la sua cavalcatura e riprese a scendere.
Matthew non era stato l’unico a notare una bellissima imbarcazione sospesa in aria sopra la fortezza ed appena furono atterrati Alan ed Eva lo tempestarono di domande, sicuri che lui ne sapesse qualcosa.
“La Nave volante è uno dei più grandi prodigi di Asteria”, disse il mezzelfo. “Le sue vele sono state tessute con raggi di luna e le permettono di solcare il cielo come il mare; è appannaggio della signora di Boscoscuro di Tule”.
“Che io sappia”, continuò Matthew, “negli ultimi duecento anni non si è mai mossa dall’isola magica; la driade veggente se ne allontana solo in casi eccezionali e qualcosa di estremamente importante deve essere all’opera”.
Alan aveva intuito che la situazione doveva essere realmente delicata ma non riusciva a non pensare che la Nave volante sarebbe stata un ottimo mezzo per completare la loro missione; tenne per sé quest’idea e aiutò gli altri a sistemare i grifoni per la notte.
Il piano di viaggio, che non poteva essere assolutamente disatteso, prevedeva che sarebbero ripartiti da Altea solo dieci giorni più tardi e quindi avrebbero avuto modo di raccogliere qualche informazione.
Trovarono alloggio e Matthew, Alan ed Eva salutarono i loro compagni di viaggio per fare un giro in città.
La Nave volante era ormeggiata proprio sopra la fortezza, sicuramente non sarebbe stato possibile accedervi direttamente e quindi decisero di raccogliere qualche informazione per strada.
Il cacciatore era molto abile nel parlare alla gente e dopo poco tornò dai suoi compagni a riferire quel che aveva saputo.
“La barca è arrivata due giorni fa”, disse Alan, “e nessuno ha idea del perché; tutti ne parlano, girano voci di ogni genere ma la cosa sta passando sotto assoluto riserbo”.
“Non potremmo semplicemente presentarci alla fortezza per quello che siamo?” Chiese il cacciatore. “Da alcuni vecchi discorsi mi è parso di capire che tu abbia amicizie importanti a Boscoscuro di Tule”, disse a Matthew.
“Si”, rispose il mezzelfo, “ma in questo modo Eliophilus e gli altri verrebbero immediatamente a sapere che sono un fatato e temo che questo manderebbe all’aria la nostra impresa. Preferirei agire con discrezione”.
Alan e Matthew attesero la notte e si avvicinarono alla fortezza. Entrare al campo dell’esercito di Arkon era stato semplice ma stavolta avevano di fronte mura alte trenta piedi, sorvegliate da torri e bene illuminate.
“Penso che stavolta sarà difficile fare a meno di fare un passo oltre la vista”, disse Alan.
Il mezzelfo tentennò: “non credo sia il caso, in questo modo entrerei solo io; sai che non posso portarti con me.”
Alan sorrise maliziosamente; c’erano mille modi per aggirare il problema. “Hai dovuto cedere tutto vero?”
Matthew rimase di sasso e tacque.
“Non hai perso solo l’aura di sincerità ma tutta la tua magia”, continuò il cacciatore incalzandolo, “sei diventato un uomo con le orecchie a punta”.
“Non sono affari tuoi”, rispose il mezzelfo in modo irritato.
“Hai ragione, non è affar mio che fai della tua vita, non sei tenuto a dirmi che ti è successo, ma gradirei quantomeno sapere perché siamo qui; sono stufo di questa scusa della grande impresa per coronare una vita da avventuriero, della Grande Lanterna e del lanternonomo. Non ne posso più delle sue lezioni e prima o poi finirò per abbandonarlo su uno scoglio vagante.”
“Sarà meglio tornare alla locanda per questa sera”, concluse Alan. “Credo ti attenda un’altra discussione con Eva”.

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