sabato 3 gennaio 2009

Schegge di stella (101)

La quiete era di nuovo irreale ma questa volta non venne interrotta dall’Elfo Nero.
Mi dispiace, disse piangendo Francesca. La tua dev’essere una vita terribile.
Alan e Manuela non capirono subito a chi si riferisse la loro compagna ma poi videro che stava fissando l’Elfo Nero e rimasero increduli.
Non è giusto, continuò la giovane bibliotecaria con tono triste e compassionevole. La vita non dovrebbe venir segnata dal caso così in profondità, pregiudicando tutto fin dall’inizio. Tutti possiamo nascere figli di re o di straccioni, perdere ciò a cui teniamo, ricominciare e perdere tutto ancora, ma fa parte del gioco della vita. E’ diverso e accettabile.
Francesca sfilò un libro antico e consunto da una sacca e incredibilmente l’attenzione dell’Elfo Nero per un attimo si spostò dai fatati e dal loro immenso potere alla bibliotecaria. Era l’unico scritto verso cui avesse mai nutrito interesse nei secoli, perché parlava della sua nascita, del suo destino, del suo dolore.
Compagni, disse con voce squillante Francesca, questa creatura non vuole possedere le schegge di stella, ma distruggerle.
Alan e Manuela erano sbigottiti, avrebbero voluto fare mille domande ma non ce ne fu l’occasione.
Per qualche mistica e magica ragione non fu Matthew a salire in cielo per ricongiungere le pietre ma Eva a scendere e l’Elfo Nero si gettò avanti con tutta la sua terrificante forza. L’impatto fu così violento che per un attimo la creatura del fiume mollò la presa sul mezzelfo e la porta della prigione di Eva si aprì. Entrambi furono rapidi a liberare le loro coscienze e sia la fiamma che la luce si estinsero immediatamente attorno a loro. Manuela e Alan corsero nella speranza che l’Elfo Nero non li falciasse come fili d’erba e si buttarono addosso a Matthew ed Eva, facendo cadere per terra le pietre. Le schegge di stella persero subito la loro luce e rotolarono a qualche metro di distanza come banali sassi, vicine tra loro più di quanto fossero state per secoli ma ancora separate.
Nella fiducia più profonda non c’è razionalità ma fede e la barbara ed il cacciatore lasciarono che l’Elfo Nero si avvicinasse alle pietre, mentre Francesca osservava la scena apparentemente impassibile.
La creatura più malvagia di Asteria, il nemico, colui che era stato bandito dal suo stesso popolo a causa di azioni indescrivibili attese alcuni istanti, poi alzò la sua arma e con un unico colpo frantumò entrambe le pietre. Vi fu una luce accecante, che raggiunse luoghi lontani e riempì sia gli occhi che le menti delle creature viventi.
Passò del tempo in cui nessuno osò parlare e quando Alan e i suoi compagni ripresero a vedere trovarono il corpo dell’Elfo Nero senza vita ed alcuni frammenti di pietra carbonizzati. Era finita.
Non vi fu alcuna battaglia al Vecchio Passo nei giorni successivi. La notizia della morte del fatato oscuro bastò a portare lo scompiglio nei ranghi dell’Ordine della Spada e in coloro che volevano la guerra da una parte e dall’altra; fu aperto un tavolo di negoziati e venne trovato un accordo. Tutti sapevano che il Disgregamento prima o poi avrebbe fatto riemergere il problema ma nessuno era più disposto a giustificare un massacro oggi per risolvere un conflitto di domani. L’Ordine della Spada scomparve nuovamente nell’ombra e l’inverno finì per lasciare ancora il posto alla primavera sull’isola di Arkon, in attesa di una nuova avventura.

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