Francesca era davvero scappata. Si era lasciata cogliere dall’angoscia, dalla paura, e se ne era andata mentre gli altri si preparavano all’arrivo dell’Elfo Nero. Si era disprezzata pensando a chi aveva contato su di lei, a chi aveva cercato di proteggerla in tutti i modi, a chi ora si sentiva tradito. Il suo mentore alla biblioteca, che aveva abbandonato nella notte senza spiegazioni, Alan il cacciatore che l’aveva accompagnata fin qui, la coraggiosa Manuela che aveva tentato alcune volte di esserle amica, condividendo parte della sua vita e dei suoi sogni.
Francesca invece aveva nascosto paure e angosce dentro di sé per tutto il viaggio e ora, giunta al momento cruciale, si era ripetuta che non ce l’avrebbe comunque fatta, che non sarebbe stata degna dei suoi compagni e era corsa via piangendo.
Qualcosa però poi l’aveva fermata; non una nuova idea o un piano vincente per salvare il mondo ma piuttosto la voglia di cambiare. Se se ne fosse andata ora tutta la sua avventura sarebbe stata inutile, la sua vita sarebbe tornata quella di prima e lei non voleva.
Francesca iniziò a correre e tornò indietro. Per Alan, per i suoi compagni e la loro missione ma soprattutto per sé stessa. La giovane bibliotecaria del castello di Arkon aveva fatto un viaggio dentro di sé mentre accompagnava il cacciatore e gli altri in quest’avventura. Era partita dalla città chiedendosi se esistesse per lei un’alternativa ai corridoi pieni di libri, ai cataloghi ed allo studio. Aveva davvero trovato qualcosa di nuovo e l’aveva vissuto: niente più scaffali, niente più maestri e lunghe nottate sui libri ma terre inospitali, emozioni e combattimenti. Non pensava che una vita fosse più difficile dell’altra o più degna d’essere vissuta, ma non capiva quale facesse per lei. Probabilmente il fatto che ci fosse in gioco il destino di Asteria avrebbe dovuto rendere minuscoli i suoi problemi personali, ma come poteva salvare il mondo senza salvare sé stessa?
Francesca tremava, squassata nel profondo, ma per un qualche motivo era tornata. Vide i barbari a terra senza vita e le salirono le lacrime agli occhi mentre gli altri si battevano con l’Elfo Nero; poi la pietra prese Matthew, ponendo fine allo scontro.
Alan era a pezzi: aveva corso per ore, combattuto, il nemico probabilmente gli aveva rotto di nuovo il braccio e ora faticava persino a rialzarsi ma l’Elfo Nero non sembrava interessato a finire né lui né Manuela, catturato dalla fiamma divampante che stava trasformando Matthew.
Il cacciatore si guardò attorno e incrociò lo sguardo con quello di Francesca, che ormai era a pochi metri da loro. La bibliotecaria si irrigidì d’istinto, in attesa della solita esortazione a fuggire, ad andarsene, ma Alan dopo un istante di sorpresa fece esattamente il contrario: la chiamò accanto a sé e Manuela mentre si rimetteva in piedi appoggiandosi alla spada come ad un bastone. Sono felice di combattere accanto a voi, disse il cacciatore con la voce che gli rimaneva mentre attendeva che qualcosa spezzasse l’equilibrio di quel momento e la loro avventura giungesse ad un termine.
Il fuoco che avvolgeva Matthew non era solo una protezione ma anche un segnale ben visibile e la risposta fu rapida. In aria si aprì uno squarcio nero come una notte senza stelle e da oltre la realtà fece il suo ingresso Eva, ormai trasfigurata al punto da sembrare uno spirito. Bella come lo può essere solo una fata e vestita di una luce pallida e fredda. Tra le mani custodiva l’altra scheggia di stella, che l’aveva pian piano rinchiusa in una buia prigione.
Erano tutti assieme ora.
sabato 3 gennaio 2009
Schegge di stella (100)
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