Alan era salito per la prima volta su un grifone per il viaggio tra Arkon e Laria. Se doveva affrontare un viaggio lungo e periglioso era indispensabile che acquisisse un minimo di padronanza con quella che sarebbe stata la sua cavalcatura e quindi Matthew iniziò a dargli lezioni di volo.
Non furono giorni facili per il cacciatore che era portato per quel genere di attività come Francesca lo sarebbe stata per la spada; la manovra che gli riusciva peggio era sicuramente lo zig zag, un’andatura con curve continue e imprevedibili, che secondo il mezzelfo sarebbe stata fondamentale se si fossero trovati a combattere contro degli arcieri. Risero a crepapelle ma alla fine Matthew riuscì ad individuare un grifone particolarmente addestrato ed intelligente, in grado di sopperire alle mancanze del suo cavaliere; Alan in fondo aveva solo bisogno di tempo e durante il viaggio avrebbe appreso quel che gli mancava.
Eva invece aveva già imparato molto bene a trattare con i grifoni e, dopo aver scoperto che suo zio le aveva nascosto di aver perso l’aura di sincerità, aveva preso a passare da sola gran parte delle giornate lasciando le lezioni ai suoi compagni, finché una sera Matthew provò a parlarle.
Si sedettero in un angolo della sala grande del gabbiano; l’oste portò qualcosa da bere in quelle strane tazze abbellite da uno schizzo che con molta fantasia poteva sembrare un uccello e presero a discutere. “Non è stato un periodo facile per nessuno”, provo a spiegare Matthew. “Avevo bisogno di capire cosa fare dopo aver vissuto per anni da solo nel bosco e ho preferito tenere alcune cose dentro, per capirle bene prima di dirle”.
“Ti ho creduto ciecamente”, rispose Eva. “Ora mi chiedo quante menzogne tu abbia detto da quando siamo partiti da Arkon. Ho pensato che fossi sempre sincero e a mia volta lo sono stata”.
“E’ fin troppo artificiale trattare con chi non può mentire”, rispose Matthew, “e nel mio caso questo valeva sia me che per gli altri”. “Credo che un rapporto vero fra due persone si instauri quando entrambe esercitano il libero arbitrio”.
“Gli uomini mentono di continuo; spesso sbagliano ma a volte è giusto che lo facciano”.
“Non è quello che ci insegnano da bambini”, concluse Matthew, “ma diventare grandi significa anche accettare che il mondo non è un libro aperto”.
“Ti chiedo scusa per non avertelo detto prima”.
“Inizio a non sopportare più il tuo atteggiamento da maestro”, disse seccamente Eva mentre si alzava in piedi, “a volte può essere sensato, altre volte no; proprio come la menzogna”.
“Non preoccuparti comunque. Ci sono rimasta male ma mi passerà prima che Alan riesca a montare su un grifone senza rischiare di cadere dall’altra”.
lunedì 26 gennaio 2009
In vioaggio verso il sole (7)
Pubblicato da
Linus
alle
08:42
Etichette: In viaggio verso il sole
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