Il cacciatore arrivava a sera stremato dalle lezioni di volo di Matthew, ma Laria la bella esercitava su di lui un fascino irresistibile e finì per chiedere ad Eva di accompagnarlo in un giro notturno.
La fatata sulle prime rimase stupita dalla richiesta, ma poi pensò che era un modo per ricambiare un vecchio favore e accettò di fargli da guida come lui aveva fatto nel loro viaggio verso il nord di Arkon.
Si lasciarono attrarre dalle luci che illuminavano il centro della città, disegnando nella notte luoghi diversi da quelli del giorno. Eva amava quel mondo multiforme, così diverso dal palazzo e dalla rigida vita di corte, e aveva imparato ad attraversarlo con naturalezza; ne conosceva i pericoli ma anche il fascino e vi trascinò dentro Alan con tutta la decisione possibile.
C’era gente in strada, ma mancavano i bambini a giocare nelle piazze e le porte delle case che di giorno erano aperte sembravano ben chiuse. Il cacciatore avvertiva diffidenza e paura nell’aria e controllò di aver portato con sé il pugnale.
Eva se ne accorse e sorrise. “Hai ragione Alan, probabilmente Laria è pericolosa quanto le terre selvagge, vi sono branchi di lupi selvaggi e orsi affamati in agguato, ma non siamo ancora entrati nelle Colline nebbiose, puoi tranquillizzarti”. La fatata sorrise e come molte altre volte il cacciatore fu rapito dalla sua magia.
Corsero di strada in strada fino a raggiungere il cuore della città; il centro di Laria era un guazzabuglio di case una diversa dall’altra, quasi un folle architetto avesse deciso di esplorare ogni forma possibile: c’erano torrioni, catapecchie, magioni signorili che si appoggiavano l’una all’altra senza nessuna considerazione per censo o nobiltà.
Non era questo però il giro notturno che Eva aveva in mente. Tutto questo Alan avrebbe potuto farlo anche da solo e la fatata ad un certo punto girò improvvisamente in un vicolo tirando il cacciatore per la mano. Era una strettoia male in arnese, ingombrata da cianfrusaglie e rifiuti, ma Eva insistette a percorrerla trascinando il suo compagno oltre alcune casse rovesciate.
Era buio e Alan incespicò ma poi sentì il suono di un mandolino provenire da più avanti, dove sembrava esserci anche della luce. Eva lo strattonò e gli fece cenno di proseguire. Il cacciatore non aveva idea di dove fosse finita la principessa di Arkon, ma questa ragazza non le somigliava minimamente.
Venti passi e il vicolo finì proiettandoli in un altro mondo.
C’erano uomini e donne che danzavano attorno al fuoco, seguendo il ritmo della musica, mentre altri bevevano e cantavano vicino a delle botti che dovevano contenere ottima birra. Appena Eva fu ben visibile tre uomini di bell’aspetto si precipitarono da lei, la salutarono come una vecchia conoscenza e la portarono a ballare. Nessuno avrebbe mai immaginato che il vicolo nascondesse un posto del genere e Alan rimase a godersi lo spettacolo in un angolo, incredulo ma divertito. Osservò meglio la scena e si accorse che erano tutti straccioni, vestiti alla bene meglio e che mettendo assieme la ricchezza di quella gente sarebbe stato difficile raccogliere dieci monete.
Eva tornò da lui dopo aver concesso un ballo a tutti e tre i suoi pretendenti, come avrebbe fatto con dei cavalieri a palazzo, e lo guardò divertita. “Che ne dici?” Disse sorridendo. “Dietro la sua imponente facciata Laria nasconde mondi diversi; questo è uno. E’ tutta povera gente, non possiede nulla”.
Alan era senza parole Eva lo invitò ad unirsi semplicemente alla danza. “Signore”, disse la fatata con tono fintamente serio, “lei è il primo uomo a ricevere un invito di questo genere dalla principessa di Arkon; le sconsiglio di rifiutare poiché la pena sarebbe la galera”.
Risero assieme e festeggiarono fino al mattino; il giorno dopo Matthew non sarebbe stato contento del suo studente.
lunedì 26 gennaio 2009
In viaggio verso il sole (8)
Pubblicato da
Linus
alle
08:42
Etichette: In viaggio verso il sole
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