sabato 4 ottobre 2008

Schegge di stella (80)

Eva si svegliò bruscamente, disturbata dal trambusto che si era innescato improvvisamente al di fuori della tenda: armi che tintinnavano sulle armature, uomini che correvano e urlavano richiami ed ordini, corni che suonavano per diffondere allarmi. Qualcosa di importante doveva essere successo, forse una sortita dell'esercito di Arkon.

La principessa tentò di alzarsi di scatto ma la debolezza prese il sopravvento e la respinse sul giaciglio; il gesto della sera precedente le era costato davvero molto ed in un certo senso Eva riusciva quasi a sentire quanto il suo sangue fatato si fosse indebolito. Sempre più preoccupata si mise ad ascoltare le voci che provenivano da fuori, sperando di capire in fretta la situazione.

Pareva che varie squadre di guerrieri si stessero muovendo di corsa, evidentemente in cerca di qualcosa, più probabilmente di qualcuno, e non era difficile immaginare che potesse trattarsi di Matthew. Se lui era scappato doveva essere successo qualcosa di grave e doveva cercare di andarsene in qualche modo anche lei.

Riprovò ad alzarsi, stavolta più lentamente, e piano piano si mise in piedi. Mise gli stivali da viaggio, raccolse il mantello e si avvicinò alla porta per osservare la situazione. C'erano ben quattro guerrieri là fuori ed era evidente che non le avrebbero consentito di andarsene a spasso. Che stupidi sono stati, pensò Eva, probabilmente trasportandomi qui qualcuno si sarà anche accorto della pietra nella sacca, ma evidentemente per i barbari un'arma ha la forma di una spada, di un'ascia oppure di una freccia. Sorrise di un sorriso sprezzante, che non era del tutto suo, ed estrasse la scheggia di stella.

Eva osservò il cristallo con occhi adoranti, mentre mille piccole scintille al suo interno componevano una fiammella danzante e offrì il suo debole sangue fatato come canale tra questo mondo e quel potere misterioso che proveniva da oltre la volta celeste.

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