mercoledì 1 ottobre 2008

Schegge di stella (79)

Il carro di legno era buio, umido e freddo; non c’erano finestre e la luce filtrava da qualche asse mal accostata all’altra. Da fuori arrivavano pochi rumori: guardie che parlavano tra loro, ogni tanto il riso di un bambino che giocava e poco dopo la voce di una madre che lo chiamava per qualche futile motivo. Il mezzelfo sorrise pensando che il mondo in cui i genitori cercano di trattenere i figli è sempre troppo piccolo e angusto.

Matthew si accoccolò in un angolo e prese a pensare alla situazione. Aveva sperato ci fosse ancora margine per trattare ma evidentemente la l’Ordine della Spada aveva avuto troppo tempo per agire e tessere trame nell’ombra, senza che nessuno ne contrastasse l’avanzata. In un certo senso le battaglie più importanti, quelle politiche, erano già state combattute. Sia qui che ad Arkon aveva provato a giocare la carta del dialogo ma non si può riapparire dal nulla dopo anni, sperando di aver mantenuto una credibilità o peggio di conoscere la mano dei propri avversari. In un certo senso, sebbene gli rimanessero un numero imprecisato di secoli da vivere, si sentiva vecchio e non se l’era sentita di passare all’azione finora.

Chissà chi dovrebbe davvero vincere questa guerra nei piani dell’Elfo Nero, si chiese. Forse nessuno, forse nemmeno gliene importava visto che il vero obiettivo erano le pietre e non il dominio di quest’isoletta sperduta, probabilmente ormai condannata a uno o due secoli di agonia; meno di niente per un essere eterno che ambiva a distruzione e dominio su luoghi lontani. La cosa che stupiva di più il mezzelfo era la capacità di quella creatura malvagia di trovare uomini disposti ad aiutarlo: c’era sempre qualcuno disposto a tradire la sua stessa stirpe.

Matthew si scrollò di dosso questi pensieri malinconici e si mise ad architettare un piano d’evasione; doveva scappare prima che Eva, per non farsi sottrarre la pietra, finisse per incenerire un terzo dell’accampamento con un rogo magico. Chiamare in aiuto il suo fido grifone sarebbe stato inutile perché la prigione era troppo robusta e pesante anche per lui, non c’erano serrature da scassinare con le sue mani abili e quindi non gli rimase che ricorrere al suo retaggio fatato.

Matthew urlò per far accorrere una guardia e fece un passo oltre la vista, scomparendo come quando era entrato nel palazzo di Arkon assieme ad Eva. Un barbaro dalla barba bionda aprì la porta, non vide nessuno e corse immediatamente a chiedere aiuto mentre il mezzelfo uscì dal carro senza far rumore. Rimanere a cavallo tra i mondi per lungo tempo non era facile, richiedeva concentrazione ed energie fisiche, e sicuramente ad ogni istante Eva diventava più irraggiungibile dietro un nuovo stuolo di guardie; non c’era molto tempo per agire.

In men che non si dica nel campo risuonarono segnali d’allarme e squadre di soldati iniziarono a cercare ovunque tracce del fuggitivo mentre Matthew si muoveva veloce, per raggiungere la tenda di Eva.

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