martedì 7 ottobre 2008

Schegge di stella (83)

Alan l’aveva trovata. Chissà come, ce l’aveva fatta. Manuela non riusciva proprio a capacitarsi di come il cacciatore avesse scovato Francesca in mezzo al nulla delle Colline nebbiose, non si fosse fatto scoprire dall’Elfo Nero furente e fosse riuscito a riportarla indietro sana e salva; ma era successo e per una sera erano felici come bambini.
Manuela ricordò i loro compagni che non erano tornati con alcune parole e poi festeggiarono fino a tarda notte attorno al fuoco, brindando ai caduti, raccontandosi storie di caccia, di lotta e, cosa che fece arrabbiare terribilmente Manuela e Francesca, di donne. Dopo alcuni bicchieri di liquore Alan si lasciò andare a qualche racconto colorito sul tema, colto sul vivo dai barbari, e la cosa gli costò un paio di sonori schiaffi tirati da Manuela. A quanto pareva c’era più di una ragazza in giro per Arkon che aveva sperato in passato di far breccia nel cuore del cacciatore, ma lui era sempre fuggito prima che le cose prendessero una certa piega irreparabile.
Alla fine, quando la gara tra i racconti di Alan e quelli dei barbari iniziò a diventare tutto fuorché credibile, crollarono tutti per la fatica e la tensione della giornata.
Nessuno si era mai aspettato che Francesca svolgesse un ruolo decisivo nella loro missione e quindi nessuno si era preso la briga di chiederle se avesse trovato qualcosa di utile quando si era allontanata. Nemmeno Alan, quando era apparso dalla nebbia nella città diroccata, aveva perso tempo a farsi raccontare cosa fosse successo e l’aveva riportata indietro compiendo un ampio giro attorno alla rocca dell’Elfo Nero. Il risultato era che nessuno sapeva del libro che Francesca aveva trafugato nella torre e tutto sommato la bibliotecaria ne era contenta: forse non era il momento per svelare il segreto.
Francesca non era la sola ad arrovellarsi nella notte; anche Alan era inquieto. Lui aveva avuto il compito di contrastare in ogni modo l’Elfo Nero mentre Matthew ed Eva cercavano di fermare la guerra, ma non erano riusciti a fare altro che intercettare alcuni dispacci e ormai c’era da aspettarsi che il fatato si muovesse, anche senza viverna. Non aveva senso rimanere oltre laggiù, fuori dai giochi, e c’era solo un posto dove andare per verificare velocemente se la principessa e Matthew avessero avuto successo e, in caso contrario, essere d’aiuto: il Vecchio Passo.

3 commenti:

MatTone ha detto...

Asteria!
a-S-teria,
ecco com'era il nome!
E io che cercavo "aRteria, il sengue dei Fatati"...
... non mi ricordavo più il nome...
con tutto il tempo che è passato...
Quasi quasi aspetto che esca il libro, così evito le frustrazioni che mi hanno fatto passare per la triolgia della Spada Nera...

Linus ha detto...

Bentornato, Matthew aveva una certa nostalgia...

MatTone ha detto...

...anche della mia acidità polemica da vecchio brontolone?
:-D