Non ci fu una seconda ondata di luce; la prima era bastata ad Eva per liberarsi delle guardie fuori della porta e per assicurarsi di poter uscire senza rischi. Era così debole che la pietra aveva dovuto limitare il flusso di potere, per non ucciderla, ma la stessa debolezza aveva consentito alla scheggia di prendere finalmente il pieno, permanente controllo della principessa e della sua volontà.
Eva uscì all’aperto risplendendo di un sottile baluginio azzurrognolo che accentuava l’inumanità dei suoi tratti elfici e si alzò in aria camminando, incurante di ciò che la circondava. I passi lasciavano in aria impronte di luce che sbiadivano e scomparivano dopo poco, nelle sue mani la pietra arcana sembrava fuoco solido; forse lo era davvero ma la magia impediva alla fiamma di bruciare.
Se la principessa avesse guardato sotto di sé avrebbe visto strani guerrieri con una spada disegnata sul petto accorrere attorno alla sua tenda, diversi d’aspetto dai barbari, ma non lo fece perché era un altro il luogo che i suoi occhi sognanti osservavano. E scomparve.
Matthew assisté alla scena impotente, mentre combatteva con un altro barbaro. Ebbe facilmente la meglio sull’avversario e il suo grifone gli atterrò accanto quando la principessa svanì in aria. Il mezzelfo salì sul dorso dell’animale che immediatamente lasciò il campo, volando in alto tra le nuvole.
L’ultima volta che aveva fallito era stato il giorno in cui sua sorella, la madre di Eva, era morta, e aveva sperato in qualche modo di riuscire a proteggere almeno sua nipote. Non c’era riuscito e questo non riusciva ad accettarlo.
lunedì 6 ottobre 2008
Schegge di stella (82)
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento