Il piano di Alan era relativamente semplice.
Prima di tutto accompagnare l'elfa in città per capire a quale nobile famiglia appartenesse e poi chiedere ad alcuni amici che gli dovevano un favore qualche informazione non ufficiale sul suo conto.
Chissà che storia si nascondeva dietro questa bella ragazza e, soprattutto, quale incredibile incanto si nascondeva in quella bisaccia.
Alan ed Eva passarono il resto della giornata parlando del più e del meno, scherzandosi a vicenda e sviando qualsiasi tentativo fatto dall'uno di approfondire il passato dell'altro. Erano molto diversi tra loro e quindi era molto interessante confrontarsi e capire quanto diversi fossero i loro mondi e le loro vite. Eva non aveva mai cavalcato lungo le scogliere orientali per inseguire i falchi di zefiro e Alan non conosceva la storia di Arkon e la vita di corte.
Verso sera raggiunsero la capitale del piccolo regno di Arkon e Eva si diresse decisa verso la collina da cui il castello reale dominava la vallata. Alan ne rimase stupito ma rimase in silenzio.
Signore, il re di Arkon ha una figlia, disse la principessa, e voi la state riportando a casa.
Per qualche motivo la bisaccia riprese ad emanare un lieve bagliore.
Il cacciatore rimase incredulo e guardò Eva come se fosse la prima volta. Era stato in città qualche mese or sono e gli era capitato di assistere ad un discorso della famiglia reale, ma era rimasto in distanza e quindi non avrebbe saputo riconoscere la principessa.
Se è uno scherzo, signora, vi prego di interromperlo. Eva sorrise e divenne ancora più bella mentre si avvicinavano alle mura del luogo che lei aveva sempre chiamato casa.
Dopo gli ultimi due giorni il cacciatore si sentiva pronto a tutto e pensò che forse quella ragazza era davvero la principessa e che dietro la sonnacchiosa Arkon si nascondeva una storia nascosta se la famiglia reale non era umana.
Il castello era formato da alcune torri molto alte, un mastio centrale ed un grande piazzale. Sulle guglie sventolavano bandiere e stendardi per celebrare il regno ed i fasti del tempo passato, quando la terra sembrava infinita ed il Disgegamento non l'aveva ancora intaccata. Pochi soldati pattugliavano la zona. Tutto sembrava scorrere nella normalità.
Alan, che non aveva mai smesso del tutto di controllare la bisaccia di Eva, notò improvvisamente che ciò che vi era contenuto aveva ripreso a brillare di una luce molto forte, simile a quella della notte precedente. Eva, che era presa da tutt'altri pensieri, non sembrava averlo notato.
Fermatevi, disse alla principessa.
Che succede? Sono a casa e sono ansiosa di riabbracciare mio padre.
Capisco, rispose il cacciatore. Ma c'è qualcosa che non va.
Cosa? Adesso siete voi che scherzate. Ma io sono davvero la principessa e non dovete temere nulla ormai.
Eva, ricordate di quando mi avete detto di apprezzare le persone franche? Beh, io non lo sono stato del tutto. Alan estrasse il pezzo di mantello che aveva tagliato nella radura la notte precedente e guardò la principessa negli occhi.
La notte scorsa ho tagliato questo lembo del mantello di un'elfa che stava dormendo. Una luce molto forte sembrava vegliare su di lei, molto simile a questa. Alan con un gesto veloce aprì la bisaccia di Eva e vide una pietra emanare una luce intensa.
La principessa richiuse la bisaccia e si guardò attorno.
Mia signora, non so se siate un'elfa o qualche altra creatura fatata, ma forse questa pietra vuole proteggervi da qualcosa perchè mentre ci avviciniamo al castello brilla sempre di più.
In quel momento una freccia sibilò ai piedi del cavallo di Eva.
giovedì 13 settembre 2007
Schegge di stella (10)
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