Eva ed Alan occuparono i restanti cinque giorni che li separavano dalle Scogliere della malinconia con una serie di discussioni sull'eremita.
La principessa era rimasta profondamente colpita dalle parole di Matthew e temeva che quel viaggio si sarebbe dimostrato inutile. Se la scheggia di stella era incontrollabile il futuro di Arkon era denso di nubi nere.
Il modo in cui l'eremita si era chiamato fuori dai giochi poi non le era affatto piaciuto, perchè nella sua personale giustificazione filosofica aveva messo sullo stesso piano un'orda di barbari assetati di sangue e una piccola nazione di gente tranquilla, che chiedeva solo di coltivare la terra e vivere in pace. Era facile per un solitario che aveva rifiutato la società lavarsene le mani ma lei era la futura regina e proteggere il popolo era il suo primo dovere.
Alan invece era rimasto meno turbato dal comportamento di Matthew. In fondo quasi nessuno che lui avesse conosciuto avrebbe messo in pericolo la sua vita per salvare quella altrui e l'eremita si era mostrato decisamente generoso ed ospitale con degli sconosciuti.
Il cacciatore era rimasto invece profondamente stupito dalla penna d'uccello lunga tre spanne che aveva raccolto di nascosto prima di partire e che aveva confermato i sospetti della sera precedente: Matthew possedeva un grifone.
Se non avesse avuto una principessa da accompagnare a casa, le Colline nebbiose da esplorare e una strana fazione di guerrieri su cui indagare probabilmente non si sarebbe lasciato scappare un'occasione del genere, ma forse ci sarebbe stata un'altra opportunità. In fondo non aveva alcuna verità da nascondere a Matthew e quindi nulla gli vietava di rivederlo.
Quando arrivarono in vista delle scogliere lo spettacolo che Alan ed Eva ammirarono li lasciò senza fiato.
La costa era molto frastagliata e blocchi interi di roccia sembravano in procinto di staccarsi dall'isola per diventare degli scogli vaganti. Grandi pezzi di terra si erano già allontanati dalla costa ma poi per qualche strano caso avevano interrotto la loro deriva, rimanendo a galleggiare entro qualche centinaio di metri di distanza. Gli unici abitanti di queste isolette erano i gabbiani che probabilmente vi trovavano rifugio dai predatori rimasti sulla costa.
Infine, su un promontorio erboso che sembrava allungarsi come un dito verso l'orizzonte si distinguevano i contorni di una torre diroccata, che un tempo era stata un edificio principesco.
Sarebbe stato difficile pensare che qualcuno ci vivesse se non fosse stato per i panni colorati stesi ad asciugare ed il fumo che usciva da vari camini.
Alan ed Eva si avvicinarono con circospezione.
Pareva che l'edificio fosse stato colpito da una specie di terremoto e che poi fosse stato aggiustato da un architetto con idee molto originali sulla disposizione di finestre, canne fumarie e porte. Per dare un ulteriore tocco estroso alla costruzione all'ultimo piano della torre era stato alloggiato un grande telescopio che sbucava da una finestra circolare e puntava deciso verso il cielo.
Alan si avvicinò e bussò alla porta.
Quasi subito si sentirono dei passi provenire dall'interno e uno spioncino aprirsi. Ne uscì una voce: chi siete e cosa vi porta alla famosa sede di Arkon della Gilda della Lanternonomia?
Buongiorno signore, disse Eva, siamo qui perchè abbiamo bisogno di un uomo di scienza. Portiamo con noi un oggetto molto prezioso, che vorremmo far esaminare.
Per vostra informazione non sono un gioielliere, rispose la voce.
Lo sappiamo, rispose la principessa, ma noi abbiamo con noi una scheggia di stella. Eva aprì la bisaccia in modo che dallo spioncino se ne potesse vedere l'interno ma facendo attenzione a non toccare la pietra.
Una serie infinita di chiavistelli e lucchetti si aprì nel giro di pochi istanti e dalla porta uscì un vecchietto dalla barba lunga e bianca, vestito con una tunica da studioso.
Entrate, disse, pare che nemmeno alla mia veneranda età ed in un posto così isolato sia lecito smettere di stupirsi di quanto mi accade.
lunedì 24 settembre 2007
Schegge di stella (18)
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