Alan era abbastanza preoccupato ma effettivamente la principessa non aveva tutti i torti. Il rischio poteva valere la candela e la scheggia di stella offriva una forza a cui era difficile rinunciare.
Gli indizi che il muto gli aveva dato ad Arkon non erano stati molto rassicuranti e il cacciatore voleva verificare cosa stesse succedendo al più presto.
Le colline non erano distanti dalle Scogliere della malinconia e il cacciatore cavalcò per tutta la giornata prima di guadare il Fiume nero. Dall'altro lato una nebbia fredda ed impenetrabile lo avvisò di essere arrivato dove voleva.
Alan lasciò il cavallo in una zona tranquilla e poi si inoltrò tra le colline, in cerca di un qualsiasi indizio. La visibilità era scarsa ma alla fine il cacciatore ebbe la fortuna, o la sfortuna, di imbattersi in tracce molto strane. Parevano zampe d'animale ma le dimensioni della creatura erano considerevoli e era molto difficile capire a cosa potessero appartenere.
Il cacciatore cercò di seguire in qualche modo la pista formata dalle impronte, finchè iniziò a scorgere qualcosa in lontananza.
Come sempre la visibilità all'interno di quella zona era quasi nulla e quindi il cacciatore si avvicinò con grande cautela, senza fare il minimo rumore. Davanti a lui si stagliavano i contorni di un grande edificio e qualcosa diceva ad Alan che sarebbe stato meglio allontanarsi al più presto da quel luogo.
Una torre di roccia nera alta circa venti metri si alzava verso il cielo, e davanti ad essa dormiva accovacciata una creatura alata decisamente più grande di un orso. La pelle era scagliosa e rossastra, la coda assomigliava a quella di uno scorpione.
Alan non ne aveva mai vista una ma avrebbe scommesso che si trattasse di una viverna. Questi animali erano famosi in tutta Asteria per la loro ferocia, l’aggressività e perché erano i nemici naturali dei grifoni. Nulla riusciva ad impedire a queste due razze di combattersi fino alla morte appena si incontravano.
Non amo le visite inaspettate, sussurrò una voce sibilante qualche metro dietro Alan. Ho scelto questo luogo per la sua quiete e la sua riservatezza.
Il cacciatore si girò di scatto e vide una figura scura avanzare verso di lui. Pareva brandire una lunga spada con la mano sinistra.
Non so chi tu sia, disse il cacciatore, ma vengo in pace.
Lo sconosciuto si avvicinò ancora ed Alan riuscì a distinguerne le fattezze.
Non si trattava di un uomo ma di qualche strana stirpe fatata: la sua pelle era completamente nera e la sua magrezza metteva in risalto le ossa sotto i vestiti leggeri che portava nonostante il freddo. I suoi occhi erano completamente bianchi.
Sei stato bravo ad avvicinarti senza farti vedere o sentire, quasi mi dispiace ucciderti così.
Alan capì che non era il momento di parlare ed estrasse la spada. Il suo maestro aveva passato mesi ad insegnargli la tecnica della scherma. Quello inoltre era un fatato ed il suo sangue vulnerabile al ferro costituiva una debolezza fatale in un duello all’arma bianca. Sarebbe bastata anche una ferita leggera per chiudere lo scontro con quel folle.
La creatura scura si gettò in avanti impugnando l’arma a due mani e il cacciatore tentò di parare un colpo rapidissimo. L’impatto fu terribile e la lama di Alan andò in pezzi all’istante.
La forza e la ferocia di quell’essere erano sovrumane. Il cacciatore tentò di guadagnare terreno e respiro rotolando su un lato. Il braccio destro gli faceva mal e probabilmente era rotto.
Chi ti manda? Chiese la creatura.
Sono solo, rispose Alan arretrando di alcuni passi verso la torre e la viverna. Mi stavo dirigendo ad Arkon ma in un luogo del genere è facile perdersi. Ho sentito dei rumori e mi sono avvicinato.
Non ho chiesto questo, lo incalzò l’umanoide nero che era ormai molto sicuro di se. Sta a te scegliere se morire tra atroci torture oppure in maniera rapida.
Sicuramente il cacciatore non avrebbe retto un altro affondo e cercò con lo sguardo un aiuto contro il suo nemico. Purtroppo la nebbia interrompeva quasi subito la vista e attorno a lui c’era solo qualche albero.
Con un gesto fulmineo e disperato Alan estrasse un pugnale e lo lanciò alla viverna. La bestia ferita, che fino a quel momento era rimasta immobile, si si scagliò impazzita per il dolore verso Alan, ma anche in direzione del fatato che rimase sorpreso.
Sia il cacciatore che il suo nemico cercarono di sfuggire alla carica cieca dell'animale rotolando a terra e rimasero divisi.
Alan si rialzò in fretta e si mise a correre a perdifiato nella nebbia, mentre dietro di lui il fatato cercava di calmare la bestia urlando qualcosa in una lingua sconosciuta.
La paura aiutò il cacciatore a correre come mai aveva fatto in vita e dopo circa un'ora guadò nuovamente il fiume.
domenica 30 settembre 2007
Schegge di stella (23)
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3 commenti:
scusate. il post non è scritto gran che bene ma era lungo e non avevo mai provato a gestire una scena dinamica...spero di imparare col tempo. Mi sono accorto che cercare di imparare a scrivere è come disegnare. Ogni situazione ha la sua tecnica.
miiiii!!!!
ma chi è questo?
un incrocio tra Conan il Barbaro, il Tirannosaurus Rex, la Cosa, un Drow e il gigante che mi spiaccicò??!?!?
Con tanto di Viverna al seguito?!?!
da pauuura!
povero Alan...
Ciao! Spero un giorno di recuperare le puntate perse!! Au revoir! ;-)
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