martedì 13 novembre 2007

Schegge di stella (36)

Francesca era molto preoccupata. Se una guerriera delle orde barbare era lì, ad almeno tre giorni di viaggio dalle montagne, molto probabilmente il nemico si stava muovendo e le torri di guardia del nord erano state aggirate oppure distrutte. Arkon era in grave pericolo e i cavalieri andavano radunati al più presto.
Prender tempo e rimanere in silenzio può servire ad inventare qualche menzogna, disse Manuela, non a dirmi la verità. Ci sono due cavalcature legate a quell’albero: dov’è il tuo compagno di viaggio?
I tre lupi presero ad annusare il terreno del campo, finché non trovarono la pista di Alan ed iniziarono a muoversi inquieti, in attesa di essere lanciati sulle tracce visibili nella neve.
Siamo in due, disse Francesca, ed il mio compagno è andato nella direzione di quel pennacchio di fumo per controllare cosa fosse. Non siamo briganti e nemmeno soldati come puoi vedere. Non cerchiamo problemi e ce ne andremo subito.
Quel che vedo è che sei di Arkon, disse Manuela, ed io non posso certo lasciarti andare in giro a dire che soldati delle orde barbare si aggirano in questa zona o verremo attaccati dai cavalieri in un batter d’occhio. Ma non preoccuparti troppo, nonostante quel che raccontate delle tribù del nord uccidiamo solo quando siamo costretti a farlo.
Francesca venne legata ad un albero e la guerriera fischiò lanciando un segnale ai suoi compagni che la raggiunsero quasi subito nella radura.
Si trattava di uomini alti e forti, che vestivano abiti in pelle e si muovevano nei boschi silenziosi come felini. Facevano parte di un popolo nomade, orgoglioso di non aver mai sacrificato la libertà in cambio di una casa calda o di un granaio pieno di provviste per l’inverno. Nel contempo sui loro volti apparivano chiari i segni delle intemperie e di una vita difficile, fatta a volte di stenti.
I barbari parlavano una lingua dura, che Francesca non conosceva, ma quando iniziarono a parlare sembrò evidente che Manuela fosse il capo degli esploratori e la cosa stupì la giovane apprendista perché ad Arkon le donne stavano a casa e lei, che lavorava in biblioteca, si sentiva molto emancipata.
Come era abituata a fare di fronte ad un problema cercò nella sua memoria qualsiasi cosa potesse esserle d’aiuto in questa situazione, sfogliando mentalmente libri, racconti e saggi. Le corde che la legavano all’albero erano decisamente difficili da sciogliere, ma se si fossero distratti un attimo forse avrebbe potuto ritentare il trucco con cui era scappata nel bosco vicino ad Arkon.
Ho detto alcuni libri su voi barbari, disse Francesca. Siete qui perché volete le nostre terre vero?
Interessante, rispose Manuela. E che dicono i vostri scrittori di noi? Che siamo dei predoni forse? Che siamo malvagi e desideriamo la distruzione di Arkon?
Sono tutti buoni sistemi per far sottomettere i contadini ai nobili: protezione in cambio di tasse e cieca obbedienza.
Non è così, rispose l’apprendista bibliotecaria. I re di Arkon sono sovrani illuminati e voi volete le terre che abitiamo da sempre. Siamo costretti a difenderci perché voi ci attaccate.
La guerriera barbare sorrise e interruppe Francesca: avremo modo di approfondire questo discorso sotto una confortevole tenda, ora per favore chiama il tuo compagno di viaggio e digli che manderò i lupi a prenderlo se non verrà spontaneamente.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Brava Manuela...così si risponde!