martedì 27 novembre 2007

Schegge di stella (45)

Guadarono il fiume con facilità perché l’acqua era coperta da una spessa lastra di ghiaccio e l’importante era cercare di non scivolare. Arrivati dall’altra parte vennero stretti dall’abbraccio della coltre di nebbia che non abbandonava mai quelle colline e presero a muoversi verso est, rimanendo molto vicini l’uno all’altro per non perdersi di vista.
Alan non era più l’unico taciturno e nessuno osava fiatare perché la visibilità era così bassa che avrebbero potuto passare a quindici metri da un nemico senza accorgersene. Il cacciatore riusciva a orientarsi grazie al pallido sole che si intravedeva fra le nubi e condusse il gruppo attraverso il sottobosco, aggirando le colline attento ad eventuali tracce. Sembrava preoccupato persino del rumore che faceva sprofondando i piedi nella neve ma i suoi compagni lo seguivano ciecamente perché avevano capito quanto tenesse a riportarli vivi fuori di lì.
Francesca sentiva freddo, tanto freddo. Il suo mantello da città non era spesso come quello degli altri avventurieri, ben equipaggiati contro ogni evenienza, ma non voleva che nessuno se ne accorgesse perché era sicura che Alan si sarebbe appigliato a qualunque cosa pur di riportarla indietro. In realtà probabilmente la paura era addirittura più grande del gelo ma concentrarsi su quest’ultimo la aiutava a mantenere una parvenza di calma. Nella sua testa si faceva strada anche un altro pensiero importante: amava la biblioteca, ma si sentiva anche molto sola tra gli scaffali e le pergamene che in un certo senso la tenevano lontana dal mondo. Ora era al centro della storia, vicino ad Alan che le voleva bene, e la cosa le piaceva molto.
Manuela sembrava perfettamente a suo agio. Aveva lasciato i suoi tre fedeli lupi al di là del fiume e li aveva salutati come se fossero dei fratelli, consapevole del fatto che forse non li avrebbe più rivisti. Ora i suoi occhi luminosi e decisi parlavano della grande guerriera che era: coraggiosa e pronta a schierarsi in prima fila per difendere i suoi compagni e il suo ideale. Anche lei aveva paura come gli altri, ma credeva in quel che faceva e non si sarebbe fermata per nulla al mondo.
Marciarono lenti, finché Alan non si fermò in una valletta e iniziò a parlare. Siamo vicini, disse. Oltre quella collina c’è la torre di cui vi ho parlato. L’altra volta mi sono avvicinato in maniera imprudente, semplicemente seguendo delle tracce, stavolta sarà meglio attendere la notte. I suoi compagni annuirono e si misero al riparo di una macchia d’alberi.
Il riflesso della neve sulla coltre di nebbia rendeva tutto bianchissimo, avvolto in una luminosità quasi irreale, e quando sentirono dei passi avvicinarsi trattennero tutti il fiato.

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