Mai vista una concentrazione di gioiellerie come nei dintorni della stazione dei treni di Bruges. Pietre per ogni ricorrenza affollavano le vetrine in cerca d’acquirenti e coppie più o meno giovani giravano di negozio in negozio in cerca dell’oggetto che suggellasse il loro momento speciale. L’attesa per l’incontro di queste due diverse esigenze era palpabile nell’aria e si notava nel luccichio sia degli occhi che delle pietre. Ovviamente il gioielliere cercava sempre di dare il suo contributo, attribuendo alle pietre significati e simboli diversi.
In questa città famosa nel mondo per i gioielli Boris era un automa baffuto alto circa tre metri ospite del museo del diamante, in pieno centro storico.
Nato ai tempi dell’URSS Boris era in grado di ingollare una ciotola di carbone e lavorarla con pressione e calore nella propria testa fino a creare diamanti sintetici. Tutto questo spiegando al pubblico in perfetto russo qual’era il procedimento che gli consentiva la trasformazione miracolosa. Et voilà: parlare e mangiare contemporaneamente, solo per voi signori.
Purtroppo dopo qualche tempo Boris era stato dismesso in una cantina (l’ennesima vittima della guerra fredda?) e solo dopo anni, in un’università céca, ne erano state ripristinate le funzionalità.
Al termine di un ulteriore strano giro l’automa era finito, ridipinto di tutto punto in rosso ed azzurro, nell’angolo del museo di Bruges, come un pezzo immobile di storia da mostrare nonostante le sue indubbie doti di showman.
Non c’erano più le luci della ribalta, il pubblico stupito dal suo fantastico numero e gli applausi scroscianti, ma solo una teca di cristallo nell’angolo e una vaga somiglianza con gli omini della Lego.
Che fosse perché parlava russo e non inglese? Non bastava insegnarglielo?
martedì 21 agosto 2007
Boris, una stella al tramonto
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1 commento:
E' verissimo!!Ho vissuto in Belgio per circa 4 mesi e girando le Fiandre questa è una particolarità che di Bruges mi ricordo!
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