Cambarà do Sul era un paesino di cento anime, escluso da tutte le principali arterie di scorrimento degli stati
Sembrava un villaggio western, fatto di case costruite completamente in legno e e di uno sterrato polveroso che divideva i lati di vie in cui non passeggiava mai nessuno. Sulla porta di un negozio di vestiario campeggiava addirittura un cartello con la foto di due malviventi accusati di aver assaltato un furgone portavalori, la scritta rossa PROCURADOS, che significa più o meno wanted, e la relativa taglia. Mancava solo qualche duello per completare l'atmosfera da frontiera di un Brasile diverso da calcio, samba e favelas.
Eravamo in questo luogo incredibile per vedere dei canyons selvaggi di cui avevamo sentito parlare in internet e cercavamo qualcuno per dividere le spese 
Le opportunità di trovare un compagno di viaggio non erano molte e quindi quando incontrammo qualcuno che non fosse un locale non facemmo troppo i difficili.
La pelle rovinata dalla vita all'aperto, i capelli arruffati che incorniciavano un viso pieno di rughe ed occhi vispi, che si muovevano in continuazione ad esplorare l'ambiente. Dalle orecchie spuntavano lunghi ciuffi di pelo, che in realtà erano l'unico elemento rassicurante perché lo facevano assomigliare ad un hobbit.
Non sapevo dare un'età all'uomo che si nascondeva dietro quella maschera ma sembrava un avventuriero esperto più che un turista. Nonostante questo portava al collo una macchina fotografica e quindi lo avvicinammo comunque.
Disse di essere olandese, che i canyons lo interessavano per lavoro e che avrebbe condiviso volentieri le spese
La cosa si faceva sempre più strana: che lavoro faceva quest'uomo?
Qualche ora più tardi si presentò puntuale alla partenza e ci squadrammo a vicenda in modo diffidente. Lui non aveva con sé zaini, panini o bottiglie d'acqua. Dove pensava di andare? Non eravamo a Disneyland e i canyons erano in un posto isolato.
In ogni caso non erano fatti miei e quindi passai l'ora successiva al finestrino, sballottato tra una buca e l'altra, tra foreste di enormi araucarie e tornanti di montagna.
Al fine arrivammo in cima ad un altopiano, verdissimo, selvaggio e il nostro autista ci indicò la direzione verso cui camminare per raggiungere i canyon. Lui ci avrebbe aspettati lì.
Partimmò di buon passo, da trentini abituati alle escursioni, e l'olandese fece lo stesso. Dopo mezz'ora l'uomo misterioso, che per me iniziava a diventare un'ossessione, era così lontano che facevamo fatica a vederlo. Veniva da una terra piatta come una tavola, così bassa da stare sotto il livello del mare e andava più forte di noi in montagna?
Ormai qualsiasi cosa facesse, per banale che fosse, nella mia testa diventava strana ed inconsueta.
Eravamo talmente curiosi di capire chi fosse che quando finalmente arrivammo al canyon di Itaimbezinho -un luogo di una bellezza tropicale e primeva degna del miglior documentario- ci avvicinammo a lui brandendo una bottiglietta d'acqua a nostra unica difesa. Nel mio stentato inglese chiesi se avesse sete e lui tracannò la bottiglietta in un unico sorso prima di iniziare a parlare con noi in modo amichevole e sorridente. Potere del soccorso nel momento del bisogno!
Era effettivamente un olandese, ma aveva passato gli ultimi dieci anni a far la guida sull'Himalaya e quindi sulle montagne si muoveva come una capretta, senza stancarsi mai e con un'agilità non comune che lo portava in cima a rocce e strapiombi. Alla fine però si era stancato di quella vita e aveva trovato lavoro come tracciatore di nuovi itinerari turistici in giro per il mondo. Due lavori così pazzeschi in fila non li avevo mai sentiti nominare e quindi da un lato ero molto più tranquillo riguardo il nostro compagno di viaggio, dall'altro mi ero definitivamente convinto che fosse una persona incredibile, unica nel suo genere.
Era in Sud America da alcuni mesi e ci sarebbe rimasto ancora a lungo, impegnato a scrivere un quaderno di appunti, immaginare torpedoni di viaggiatori che percorrono strade sgangherate e scattare foto da proporre poi ai futuri turisti.
Passammo assieme il resto della giornata ma non gli chiedemmo nemmeno come si chiamasse, perché per noi lui ormai era il misterioso "olandese".
Un hobbit in viaggio da non scordare mai.
venerdì 31 agosto 2007
Dall'Himalaya al Brasile
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1 commento:
e se fosse stato gandalf?
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